Non multa, sed multum!

Autocontrollo

La questione del gusto e affini #1

djangoNon so se capita anche a voi, ma io ho 41 anni suonati, e incomincio a riflettere un po´ su cose tipo: a 15 anni amavo follemente la chitarra di Van Halen, ora insomma, magari ascolto con piacere la chitarra di Django,. A 18 anni impazzivo per Jaco Pastorius, tanto che a Boston sono andato alla ricerca frenetica di LP rari del bassista, ora se mi metto lí ad ascoltare un bassista, non saprei dove girarmi… Ma la cosa ancora piú assurda é che fino a 37 anni, ogni minuto libero mi mettevo lí a suonare la chitarra elettrica, che ora se ne sta relegata in un fodero che mi guarda desolata… Insomma i miei gusti sono cambiati radicalmente, ad es. la mia casula della prima messa mi piaceva da morire quando l´ho comprata, oggi se dovessi ricomprarla andrei su un minimalismo decorativo assoluto, per non parlare delle liturgie stesse, che quando sono ampollose e “fumose” incominciano anche ad infastidirmi. Poi é venuta fuori questa cosa della cucina, che un po´per necessitá, ma soprattutto per passione incomincia ad occupare i miei interessi e appunto i miei gusti. Non so se é successo o succederá anche a voi, ma con l´etá si cambia, non so se ancora mi piace questa situazione, alle volte mi dico: “Eri un musicista e apprezzavi la buona musica, suonavi e ti esercitavi continuamente; ora ti preoccupi di come fare un buon risotto! Ma sei ancora tu?” e chiaramente sono ancora io, a meno che non mi sono modificato geneticamente di notte mentre dormivo. Ma allora? Cosa mi é successo concretamente? CONTINUA

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Il potere della mela

Lezioni di autocontrollo #1

Mi trovavo sul treno ICE che mi portava ad Aschaffenburg, quando notai dei particolari inquietanti: il mio dirimpettaio alternava la lettura di un ebook ad un videogioco dalla grafica fiammante su un iPad di seconda generazione, il suo vicino aveva un iPhone 4a generazione attaccato ad un iBook, di fronte al mio posto c´era una ragazza con il MacBookPro di qualche anno fa, sempre bello nel suo design. Ormai alle porte di Aschaffenburg mi alzo dal posto e vedo che la maggior parte dei viaggiatori sono, per un motivo o per un altro, utenti Apple.

Qualche giorno fa mi sono incontrato con mio fratello in Italia per un evento di fraternitá. Abbiamo condiviso la camera, ma soprattutto abbiamo passato del tempo a condividere dei pensieri sulla “tecnologia”, chiacchierate veramente stimolanti, che ci hanno permesso in poche ore di allargare le nostre vedute. Lui sta leggendo un libro di Kevin Kelly dal titolo “Quello che vuole la tecnologia” (Ed. Codice ) . Le discussioni sono state entusiasmanti, tanto che ad un certo punto gli ho rubato il libro e in ogni momento libero ho cercato di leggerlo il piú velocemente possibile. Nel frattempo mio fratello é partito e anche io mi sono diretto a Roma per alcuni impegni.
Uno dei punti su cui abbiamo tracciato un pensiero comune é quello dell`autocontrollo che dovremmo avere con tutto ció che é “tecnologia”. Per molti puó sembrare un problema inesistente, mentre per noi non lo é affatto. Ma di questo ne parleremo piú tardi.
Vorrei ritornare all´esperienza del treno. Piú volte mi sono chiesto perché la gente compra Apple e la risposta che mi sono sempre dato é che sono oggetti “belli”. Non mi sono sbagliato e non mi sbaglieró mai a pensarla cosí. Ma questi oggetti contengono nel loro logo una specie di reminescenza, un archetipo che ripercorre la storia di ogni uomo fin dalla sua origine. Noi sappiamo che la nascita del logo é legata ad una proposta che l`ufficio pubblicitario della Apple fece a Jobs: la mela, il suo frutto preferito: disegnato in modo stilizzato con un morso. Quella mela ci riporta direttamente ad una storia antichissima, raccontata nel libro della Genesi. Per una serie di interpretazioni e di piccoli scambi dei copisti, il frutto proibito si trasformó nelle raffigurazioni artistiche in un frutto ben preciso: una mela. Lungi dal voler costruire dietrologie sul logo dell´azienda di Cupertino, mi sembra invece che lo stesso Jobs abbia colto il significato profondo di quel brano: la tentazione presenta l´oggetto del peccato in modo affascinante e suggestivo a tal punto da sollecitare la concupiscenza (desiderio) di Eva e ad indurla quindi a possedere l´oggetto della tentazione . Gli oggetti Apple quindi mi riportano alla mente il dinamismo classico della tentazione: “Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza”. Steve Jobs ha sempre saputo che le cose belle e affascinanti promettono quel di piú che tutti desidereremo, anche se non lo avremo o non lo saremo mai.
Ritornando quindi al treno che sfrecciava verso Aschaffenburg, mi sono chiesto, un po´ intimorito dalle circostanze, se gli utenti che stavano utilizzando quegli oggetti si rendevano conto del meccanismo a cui avevano ceduto.
Il mio discorso potrebbe essere inteso come un tentativo di demonizzare alcuni oggetti o alcune categorie di oggetti tecnologici, ma questo sarebbe un errore grossolano, infatti da parecchi anni sono un utente Apple, ho utilizzato il primo Macintosh e ora utilizzo un Mac Mini, che a differenza dell´Asus che ho giá installato 3 volte, non ha mai avuto bisogno di reinstallazioni ma solo di aggiornamenti che l´hanno fatto funzionare meglio. Quindi sono un utente Mac convinto, ma consapevole e quindi cerco di andare a grattare la superficie della parete di ogni proposta che Apple mi fa, dal Software all´Hardware. Da questi meccanismi psico-spirituali di antica generazione puó nascere la possibilitá di un autocontrollo sugli oggetti di ultima generazione. In fin dei conti tutto é messo al servizio del profitto e della creazione di una dipendenza da tecnologia, per guidarci verso nuovi bisogni non necessari. Solo una nuova consapevolezza ci potrá portare a sviluppare una riflessione su una delle sfide piú importanti della storia: essere controllati da altri o autocontrollarci per vivere liberi.
Nello scrivere mi é venuta fame e visto che qui sono eccezionali mi vado a mangiare una mela.
🙂