Non multa, sed multum!

storie

Dietro di noi

Trovo questo video molto suggestivo. Avete la possibilitá di mettere i sottotitoli in inglese. Buona visione.

Annunci

Giá li amo!

Leggendo il giornale ho scoperto questo film-documentario Riding for Jesu. Il trailer giá mi “intrippa”. Non vedo l´ora di vedere il film.

La prima canzone del trailer é tratta dal Film Mississipi Adventure e la trovate qui nella sua versione originale:


Il potere della mela

Lezioni di autocontrollo #1

Mi trovavo sul treno ICE che mi portava ad Aschaffenburg, quando notai dei particolari inquietanti: il mio dirimpettaio alternava la lettura di un ebook ad un videogioco dalla grafica fiammante su un iPad di seconda generazione, il suo vicino aveva un iPhone 4a generazione attaccato ad un iBook, di fronte al mio posto c´era una ragazza con il MacBookPro di qualche anno fa, sempre bello nel suo design. Ormai alle porte di Aschaffenburg mi alzo dal posto e vedo che la maggior parte dei viaggiatori sono, per un motivo o per un altro, utenti Apple.

Qualche giorno fa mi sono incontrato con mio fratello in Italia per un evento di fraternitá. Abbiamo condiviso la camera, ma soprattutto abbiamo passato del tempo a condividere dei pensieri sulla “tecnologia”, chiacchierate veramente stimolanti, che ci hanno permesso in poche ore di allargare le nostre vedute. Lui sta leggendo un libro di Kevin Kelly dal titolo “Quello che vuole la tecnologia” (Ed. Codice ) . Le discussioni sono state entusiasmanti, tanto che ad un certo punto gli ho rubato il libro e in ogni momento libero ho cercato di leggerlo il piú velocemente possibile. Nel frattempo mio fratello é partito e anche io mi sono diretto a Roma per alcuni impegni.
Uno dei punti su cui abbiamo tracciato un pensiero comune é quello dell`autocontrollo che dovremmo avere con tutto ció che é “tecnologia”. Per molti puó sembrare un problema inesistente, mentre per noi non lo é affatto. Ma di questo ne parleremo piú tardi.
Vorrei ritornare all´esperienza del treno. Piú volte mi sono chiesto perché la gente compra Apple e la risposta che mi sono sempre dato é che sono oggetti “belli”. Non mi sono sbagliato e non mi sbaglieró mai a pensarla cosí. Ma questi oggetti contengono nel loro logo una specie di reminescenza, un archetipo che ripercorre la storia di ogni uomo fin dalla sua origine. Noi sappiamo che la nascita del logo é legata ad una proposta che l`ufficio pubblicitario della Apple fece a Jobs: la mela, il suo frutto preferito: disegnato in modo stilizzato con un morso. Quella mela ci riporta direttamente ad una storia antichissima, raccontata nel libro della Genesi. Per una serie di interpretazioni e di piccoli scambi dei copisti, il frutto proibito si trasformó nelle raffigurazioni artistiche in un frutto ben preciso: una mela. Lungi dal voler costruire dietrologie sul logo dell´azienda di Cupertino, mi sembra invece che lo stesso Jobs abbia colto il significato profondo di quel brano: la tentazione presenta l´oggetto del peccato in modo affascinante e suggestivo a tal punto da sollecitare la concupiscenza (desiderio) di Eva e ad indurla quindi a possedere l´oggetto della tentazione . Gli oggetti Apple quindi mi riportano alla mente il dinamismo classico della tentazione: “Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza”. Steve Jobs ha sempre saputo che le cose belle e affascinanti promettono quel di piú che tutti desidereremo, anche se non lo avremo o non lo saremo mai.
Ritornando quindi al treno che sfrecciava verso Aschaffenburg, mi sono chiesto, un po´ intimorito dalle circostanze, se gli utenti che stavano utilizzando quegli oggetti si rendevano conto del meccanismo a cui avevano ceduto.
Il mio discorso potrebbe essere inteso come un tentativo di demonizzare alcuni oggetti o alcune categorie di oggetti tecnologici, ma questo sarebbe un errore grossolano, infatti da parecchi anni sono un utente Apple, ho utilizzato il primo Macintosh e ora utilizzo un Mac Mini, che a differenza dell´Asus che ho giá installato 3 volte, non ha mai avuto bisogno di reinstallazioni ma solo di aggiornamenti che l´hanno fatto funzionare meglio. Quindi sono un utente Mac convinto, ma consapevole e quindi cerco di andare a grattare la superficie della parete di ogni proposta che Apple mi fa, dal Software all´Hardware. Da questi meccanismi psico-spirituali di antica generazione puó nascere la possibilitá di un autocontrollo sugli oggetti di ultima generazione. In fin dei conti tutto é messo al servizio del profitto e della creazione di una dipendenza da tecnologia, per guidarci verso nuovi bisogni non necessari. Solo una nuova consapevolezza ci potrá portare a sviluppare una riflessione su una delle sfide piú importanti della storia: essere controllati da altri o autocontrollarci per vivere liberi.
Nello scrivere mi é venuta fame e visto che qui sono eccezionali mi vado a mangiare una mela.
🙂


Riflessioni al margine di un convegno che ci si aspettava interessante…

Sono in penultima fila, la relatrice parla dal pulpito al centro di un aula magna che definire “pacchiana” sarebbe un complimento. Il portatile aperto, la voce spagnola che mi passa sopra la testa, sicura e senza pause, leggermente gracchiante. Mi dispiace non riesco a seguirla. Leggo un pdf, e in particolare il racconto scritto da un amico per la raccolta Quer Pasticciaccio bello sulle periferie romane. Io ci ho vissuto in periferia a Roma, e se andavo al recinto della casa mi affacciavo sulla campagna romana, direzione fiumicino. Durante le serate estive, mentre dicevamo il rosario, alzavo il naso per vedere gli aerei che si preparavano ad atterrare. Il profumo del mare arrivava fino al nostro cortile. Ma ritorno al racconto del mio amico, Ha scritto proprio un bel racconto, semplice ma intenso, forse coglie quello che tanti abitanti della metropoli vivono, il rischio di sbagliare vita, la possibilità di sfondare o di rimanere in uno di quei cuniculi che chiamano appartamenti della periferia. L’asfalto scoppiato, le siepi che invadono la strada, il lampione che da tre mesi giace vicino ai cassonetti, i cassonetti che sembrano un Guernica di Picasso. Intanto la moderatrice riprende la relatrice, ancora 5 minuti, i lampadari a candelabro, un arazzo alla parete centrale stravagante, le tende color verdone (quello che tutti chiamiamo verde marcio) le pareti rivestite di legno di rovere, le poltrone rosse. Ma ritorniamo al racconto del mio amico, finisce così con un cambio improvviso, una rinuncia? Una decisione finale? Una presa di coscienza? Non si sa, lui lo lascia così… Sicuramente la persona in questione aveva capito che per anni aveva studiato e si era applicata per una cosa per cui non era “tagliata”. Scopri ciò a cui sei chiamato e fallo, stai attento alle persone troppo convinte sul tuo futuro perchè frustrate dal loro passato. Ancora grazie.

PS

La relatrice prosegue, incurante dei 5 minuti che le sono rimasti e va oltre, ma forse questo capita perchè siamo in Spagna…


Dalla Spagna con furore #2

Hola! Buenas dias!

  • Il campus universitario stupendo, il convegno meno
  • I viali ampi e rettilinei
  • La plaza del Castillo e la Catedral de Navarra
  • Il gotico restaurato a “crudo” e il coro de hombres che canta il rosario
  • Le muraglie di difesa e il San Firmin
  • Le strade della Encierro (e la plaza de Toros chiusa di sera…)
  • La gente sempre caliente e simpatica
  • La paella e la cerveza
  • I fagioli di Navarra (che mal del pansa!)
  • Los tres Reyes e una cena fritta e il vino baricado (Tinto)
  • Il mal di testa da vino baricado
  • La chiesa di San Cernin e i polverosi negozi di rigattieri con vetrine interni in stile “Kaos”
  • Il gender e l’assenza di rappresentanti culturali dell’altra “sponda” per un vero dibattito
  • Il convegno e varones y mujer
  • L’incapacità spagnola di fare un Power Point (ma sono simpatici lo stesso)
  • Il metaldetector per entrare al convegno perchè l’E.T.A. 2 anni fa ha messo una bomba nel campus
  • L’Avenide Carlos III El Noble’ e gli spagnoli a passeggio
  • I latinoamericani ovunque come i russi e i polacchi in Germania e i Rumeni in Italia

Ho finito, questa è Pamplona detta in un elenco.

Hasta la victoria siempre!

Scusate… hasta luego 🙂


Dalla Spagna con furore #1

Hola!

Funziona così, lo dicono tutti. Ti vedono e Hola! E tu allo stesso modo rispondi. Bilbao è molto bella, almeno al centro, sono passato da Plaza Moyua e dalla Gran Via, dove mi sono incontrato con Chiara, la sorella di Piero, un nostro amico che vive a Würburg. Lei si sta specializzando in lingue, e gli ho chiesto se parlava anche Basco e lei sgranando gli occhi mi dice che è difficilissimo. In effetti ovunque ti giri trovi annunci in Castigliano e in Basco (Euskara), insomma in Italia si lamentano che mettono i cartelli in Italiano e poi in Sardo, Friulano etc etc e qui ogni regione ha il doppio nome delle città, pubblicità “sottotitolate” (alla pag. 777 del televideo ehm…).

Comunque con Chiara siamo andati a mangiarci dei fusilli al sugo e abbiamo parlato un po’ di quello che fa al lavoro e all’università. Lei mi confida che mentre parla con me in Italiano sta pensando in Spagnolo e io da quando sono arrivato qui capisco tutto quello che leggo sui manifesti (in Castigliano naturalmente, il Basco è così impossibile che ai primi tentativi di comprendere qualcosa ci ho rinunciato) ma se apro bocca, voi non ci crederete, mi viene da parlare in Tedesco, l’ Inglese poi non ne parliamo, mescolo in continuazione le parole tedesche senza neanche accorgermene.

Quali amenità ci sono qui a Bilbao, innanzitutto il centro è stato riprogettato e ristrutturato in maniera ardita, c’è, come in ogni città (ciudad alè) della Spagna che si rispetti, un ponte di Calatrava e poi qualcosa di veramente avveniristico: il Guggenheim Museum (parola evidentemente teteska e non euskera!). Mi dice Chiara che l’architetto l’ha progettato così perché gli ricordava il colore delle carpe che gli preparava la nonna (il museo oltre ad avere una forma inusuale è ricoperto interamente da lamelle di acciaio, suppongo, che riflettono svariati riflessi colorati, appunto come le squame di una carpa). Arrivando dall’ aeroporto è tuttavia un bel biglietto da visita. Arrivati alla stazione dei bus con un rapido e moderno tram, in cui, sentite bene, c’è sempre musica classica, ci dirigiamo alla biglietteria. Intanto scopro che in Basco Bilbao si dice Bilbo, il che mi ha fatto subito sorridere pensado al Signore degli anelli. Ci siamo lasciati alle spalle anche la sede dell’ Athletic Bilbao, per gli appassionati di calcio. Poi sono salito sul pulmann, intanto ormai sciolto dal caldo (15°-16°) mi preparavo a ripartire. Con Chiara ci siamo detti un arrivederci a sabato per il ritorno e mi sono posizionato sul sedile in direzione Pamplona. Una volta usciti dalla città il paesaggio collinare mi ha dato l’impressione di essere molto brullo, ci sono stati molti rimboscamenti, forse per arginare gli smottamenti, ma tutti gli abeti qui sono affetti dalla processionaria che li sta distruggendo.

Tutto il paesaggio è collinare, ogni tanto una piccola montagna si staglia ma niente di che (nei prossimi giorni cercherò di pubblicare le foto). Fuori dalle grandi città, nei paesini che ho visto, mi sembrava di cadere dentro ad uno di quei film di Sergio Leone, le facce dei vecchi, le insegne cadenti dei bar, le strade mal conce, la classica stazione di servizio deserta, per non parlare poi dell’aggravante che molti extracomunitari qui sono di lingua spagnola, ovvero Messicani, Ecuadoregni etc. etc. che crea ancor più reale l’illusione dello spaghetti western.

Dopo due ore circa siamo arrivati a Pamplona (Iruña in Basco), patria di S. Firmino e famoso insieme alla sua città perché i giorni della sua festa, tra il 6 e il 14 luglio, ci sono le note corse dei tori. La periferia si rivela essere molto anonima e in realtà ho ancora visto poco. Sono venuto in albergo a piedi e ho visto dei viali alberati molto belli, un parco che racchiude la Cittadella (Ciudadella). Domani incomincia il convegno e ‘sta sera andiamo a rifocillarci in un ristorantino tipico della zona, forse… il cameriere faceva molto mehicano!

PS

Ora sono al convegno e c’ è rete!

 


Il mio nuovo AiPad!

La mia insegnante di tedesco per Natale mi ha regalato un bellissimo AiPad analogico, uno dei piú belli in commercio 🙂

Qualche giorno fa mio fratello mi dice:

– Prima o poi prendo un e-book reader…

– Ma va lá cosa te ne fai, vuoi mettere leggere un libro cartaceo come quello che stai leggendo?

– Si va bé, ma sai quanto risparmi?

– Ma lascia perdere, se ti finiscono le batterie, che fai? Guardati adesso lí sul letto, beato, che leggi un libro che non ha bisogno di batterie…

– mmm…


Uno di noi


Un “chiostro” singolare

Sto celebrando la messa, siamo in una cappella all’interno del carcere. Di fronte ho una vetrata semicircolare, fuori il cielo è coperto, la neve cade regolarmente, fitta e fina. Mi perdo guardando tutti i detenuti che camminano nel cortile, tutti con il cappuccio tirato sulla testa, tutti con giacche a vento di colore uguale, qualcuno fa jogging. Per un’ora girano, parlano e dalla loro bocca nuvole di vapore si innalzano verso il cielo. Quest’estrema immagine monastica si sposa bene con il regime di reclusione a cui vengono sottoposti gli indisciplinati. Una stanza lunga 4 metri e larga 2, un letto che consiste in una lastra di cemento che esce dalla parete, un materassino, niente riscaldamento. Stai lì e non puoi uscire, solo 1 ora d’aria al giorno ma poi subito dentro, non puoi fumare. E poi ti danno da leggere un unico libro: la Bibbia! Al che mi sono stupito e ho chiesto se fosse vero e  lui senza battere ciglio mi conferma e mi racconta che un suo compagno è stato recluso per 2 settimane e se l’è letta tutta per ben 4 volte. D’altronde se dovessimo scegliere un libro che possa andare bene a tutti cosa sceglieremo se non un libro che nel suo nome significa “biblioteca”?

Durante la messa poi riflettevo su quanto il carcere sia simile ad un monastero: sveglia, pasti, lavoro, attività, ma con un unica differenza: la libertà.


In carcere e basta!

Insomma incontri “tipi” in carcere che sono nati per il carcere… Non è una nota negativa, un pregiudizio, una restrizione mentale, è la verità. Tu glielo spieghi con pazienza che sarebbe bene prevedere di progettare il proprio futuro fuori dai guai, di non insistere con certe situazioni, che è già sotto osservazione, ma nulla! E così lui uscirà, tempo una settimana e lo ripizzicheranno di nuovo, ma questa volta prendono la chiave e una fionda, vanno sul fiume qui vicino e fanno il lancio. Qui lo chiamano Teufelkreis ovvero il cerchio del diavolo, noi lo chiamiamo circolo vizioso, ma il significato è pressochè identico.

Adios! Anzi mi sa auf Wiedersehen…